La Scuola Grande e la Chiesa di San Rocco a Venezia

Scuola Grande di San Rocco

Il capolavoro di Jacopo Tintoretto, “genio terribile”

La visita alla Scuola Grande di San Rocco ci porta alla scoperta di uno dei protagonisti dell’arte di tutti i tempi, Jacopo Tintoretto. Definito da Vasari ‘il più terribile cervello’ della pittura, Tintoretto è uno dei grandi protagonisti del Cinquecento, il secolo d’oro della pittura veneziana.   L’edificio fu costruito per ospitare la Scuola di San Rocco, una delle confraternite laiche più ricche di Venezia, formata da cittadini dediti a opere benefiche.  La scuola fu dedicata a San Rocco, protettore degli appestati, le cui spoglie riposano nella vicina chiesa a lui dedicata.

La particolare venerazione che i veneziani riservavano al santo era legata al terribile flagello della peste, che tante volte colpì la città nei secoli passati.  Nella cornice di uno degli edifici rinascimentali più sontuosi di Venezia, scopriremo lo spettacolare ciclo che Tintoretto ha dipinto nell’arco di 25 anni, dal 1564 al 1588. In una sessantina di tele, Tintoretto ci racconta in modo inedito le storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, che culminano nel capolavoro assoluto della Crocifissione. Pittore rivoluzionario e geniale, Tintoretto ha saputo rappresentare le storie sacre con un linguaggio artistico innovativo e potente che rispondeva alla nuova religiosità del tempo. Per la sua monumentalità, complessità e unità stilistica la Scuola di San  Rocco è stata definita la Cappella Sistina di Venezia. 

La splendida decorazione della sala principale è arricchita inoltre da dossali in legno ornati da sorprendenti e fantasiose allegorie, scolpite con eccezionale maestria da Francesco Pianta. Testimonia infine della ricchezza e importanza della Scuola la presenza di altre opere di pregio, tra le quali spicca un’Annunciazione di Tiziano. A completare la visita, scopriremo gli altri capolavori con le storie di San Rocco che Tintoretto ha dipinto nella vicina chiesa omonima. Le spoglie del santo, arrivate misteriosamente in città alla fine del Cinquecento, si trovano nell’altar maggiore.

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