La Scuola di San Giorgio degli Schiavoni

Interno Scuola Dalmata di San Giorgio degli Schiavoni

Arte e storie di convivenze nella Venezia multietnica del passato: i luoghi degli “stranieri”

La condizione di capitale di un vasto territorio marittimo e di emporio internazionale avevano reso Venezia una città cosmopolita, abitata e frequentata da forestieri. Tra questi importanti e numerosi furono i “veneziani” dello Stato da Mar, cioè greci e dalmati che provenivano dai domini veneziani nel Mediterraneo orientale.

A questi e ad altri gruppi di origine straniera che risiedevano a Venezia, la Repubblica aveva concesso di riunirsi nelle confraternite dette Scuole di stranieri. Queste comunità avevano spesso proprie sedi dove i confratelli si riunivano, celebravano funzioni religiose e veneravano i propri santi protettori. La visita della Scuola di San Giorgio degli Schiavoni comincia in riva degli Schiavoni (nome con cui a Venezia si chiamavano i dalmati). Qui gli “schiavoni” avevano diritto di attracco e di vendita delle loro merci.

E qui è la targa che commemora la fedeltà dei soldati dalmati alla Repubblica quando per la conquista napoleonica furono obbligati a lasciare Venezia. Dopo una breve passeggiata si giunge alla sede della Scuola di San Giorgio degli Schiavoni. L’edificio, eretto alla metà del Cinquecento, prende il posto del precedente Ospedale di Santa Caterina dove i dalmati avevano la loro sede originaria fin dal secolo precedente.

A fianco della Scuola è la chiesa di S. Giovanni Battista dei Cavalieri di Malta con cui i dalmati erano in rapporto. Da questi avevano infatti avuto la concessione per la loro prima sede e in quella chiesa avevano un loro altare. La Scuola di San Giorgio degli Schiavoni contiene lo straordinario ciclo di tele del primo Cinquecento del pittore veneziano Vittore Carpaccio. I nove teleri celebrano le storie dei santi protettori della comunità dalmata: S. Giorgio, S. Girolamo e S. Trifone.

Fortunatamente risparmiata delle alienazioni napoleoniche, la Scuola ha mantenuto intatto sia  il ciclo carpaccesco del piano terra sia le tele seicentesche e l’ancona lignea del piano superiore.

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