L’antico mercato di Rialto

Il mercato del pesce di Venezia a Rialto

Nel 1097 gli eredi di Stefano Orio morto nel 1051, vecchi e senza discendenti, donavano il loro terreno al Comune di Venezia. L’area, adiacente al mattatoio, diventava così di proprietà e competenza dello Stato, trasformandosi nel Mercato di Rialto.

Per secoli si caratterizzò come un articolato emporio di merci di ogni tipo e provenienza, citato anche da Shakespeare nel Mercante di Venezia. Il primo ponte in legno sul Canal Grande venne costruito proprio qui nel 1172, collegando così i due principali nuclei della città. Il ponte di Rialto fu l’unico che attraversava il Canal Grande fino al 1800 inoltrato.

Essendo il primo ponte completamente realizzato in legno, venne danneggiato più volte dal fuoco. Per questo, nel 1551, le autorità veneziane  indissero un primo bando per il suo rifacimento. Solo alla fine del XVI secolo, però, il doge Pasquale Cicogna bandì un concorso a cui parteciparono architetti come Jacopo Sansovino e Andrea Palladio. Al loro approccio classico, si preferì quello di Antonio da Ponte, che propose un ponte ad arcata unica.

Anche l’area del Mercato di Rialto fu profondamente danneggiata da numerosi incendi, tra cui quello catastrofico del 1514. L’unico edificio rimasto in piedi fu la chiesa di San Giacomo di Rialto, il resto fu gradualmente ricostruito. Nonostante questo, però, l’area conserva ancora molte sezioni antiche e l’antica toponomastica, che consente di ricostruire il funzionamento di quello che fu uno dei centri commerciali più importanti d’Europa.

Ed ecco Erbaria, Naranzeria, Beccaria, Casaria, Ruga dei Oresi, rispettivamente luoghi d’incontro dei venditori di ortaggi, frutta, carni, formaggi, gioielli e preziosi. Oggi l’area del Mercato di Rialto è ancora tra le più vive di Venezia. I colori delle bancherelle di frutta e verdura si confondono con il vociare dei venditori della Pescheria.

I profumi delle spezie nell’antica Ruga dei Spezieri ricordano che Venezia doveva gran parte della sua potenza proprio a queste merci preziose provenienti dall’Oriente. Le antiche iscrizioni in dialetto veneziano, infine, ci ricordano quanto le Autorità Veneziane avessero a cuore l’onestà nei commerci.